MINACCE A SAVIANO: MILONE (UCSI), NO ALLA "RESA", SÌ ALL’"IMPEGNO MORALE DI TUTTI"

"Capisco il dramma umano, ma non condivido la resa. Andare all’estero non ha significato. Perché al di là della minaccia fisica, c’è una minaccia morale, psicologica che permarrebbe nonostante l’andata in un paese straniero". A parlare è Massimo Milone, presidente nazionale dell’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana), commentando le parole dello scrittore Roberto Saviano a "Repubblica" alla quale annunciava la sua decisione di andare via dall’Italia, dopo le ultime rivelazioni di un pentito, secondo il quale la camorra starebbe preparando un agguato mortale allo scrittore per Natale. "Lo Stato – afferma Milone – deve agire con tutte le sue ramificazione per tutelare non solo Saviano ma tutto il contesto. È il momento non solo delle istituzioni, ma anche della politica, è il momento di una vicinanza allo scrittore, ma anche a tutti i cittadini. Il problema di essere difesi rimane drammatico anche per loro in quel territorio". "C’è un’esigenza, come hanno ribadito il card. Sepe e il presidente della Repubblica, di un impegno morale fortissimo di cittadinanza e di identità. Anche il giornalismo deve fare la sua parte, non spegnendo i riflettori sulla storia di Saviano né sulle storie quotidiane di vessazioni, intimidazioni, violenze che quotidianamente questo territorio registra", conclude Milone.