L’OSSERVATORE ROMANO: FILM BIBLICO "SPESSO UNICO PUNTO DI CONTATTO COL TESTO SACRO"

"Oggi, per molte persone, un film cosiddetto biblico, spesso diviene e, purtroppo rimane, l’unico punto di contatto con il testo sacro". A farlo notare è don Dario E. Viganò, sull’Osservatore Romano, che ricorda come "il progetto della Bibbia firmata Lux Vide abbia di fatto dato accesso al Libro sacro a milioni di spettatori". "Fin dai primi anni del Novecento il cinema si è confrontato con il testo sacro e in particolare con la passione di Cristo", fa notare Viganò, e "sono molti gli autori che hanno esplorato con consapevolezza le possibilità di restituire la figura di Cristo attraverso il cinema": da Pasolini a Zeffirelli, da Scorsese a D’Alatri. Insomma, "la storia del cinema ci consegna molte traduzioni del testo biblico a che, insieme, presentano il complesso nodo del passaggio dal testo scritto a un testo audiovisivo, opera di vera e propria traduzione". "In fondo è quanto avvenuto per la Bibbia", scrive Viganò: "L’opera di traduzione del racconto biblico nella storia delle generazioni è divenuta pedagogia per cercare negli eventi della contemporaneità i segni della storia di salvezza". Per questo, come afferma l’Instrumentum laboris del Sinodo dei vescovi, "va dato largo spazio ai metodi e alle nuove forme di linguaggio e comunicazione nella trasmissione della Parola di Dio", come radio, tv, teatro, cinema, musica, fino ai nuovi media, come cd, dvd, internet.