MIGRANTES: MONS. SAVIOLA, "SAN PAOLO IL MODELLO DELL’INCULTURAZIONE" (2)

Per mons. Saviola "non è difficile vedere riflessa proprio nella figura e nell’opera" dell’Apostolo Paolo "non poche di quelle vicende esterne e soprattutto interiori che molti migranti, diciamo pure la grande maggioranza, vivono e soffrono sulla loro pelle". "È probabile che i migranti stessi – spiega – non avvertano questa singolare corrispondenza e abbiano bisogno che qualcuno li introduca a scoprirla; ma, una volta scoperta, si farà forte in loro la voglia di scorrere le quattordici lettere di questo avventuriero di Cristo per le tante strade del mondo e quella sua biografia che è il libro degli Atti: proprio da queste fonti può avere conferma fino all’evidenza che lui, il migrante di oggi, può ritenere Paolo di Tarso suo compagno di viaggio". "È un messaggio di speranza per tutti i cristiani – conclude mons. Saviola – ma a chi fa oggi dura esperienza di essere uno straniero guardato con indifferenza e diffidenza, a chi si sente tanto pellegrino da vedersi relegato al margine senza diritti di cittadinanza in una cosiddetta ‘società di accoglienza’ (amara ironia!), le parole di Paolo aprono uno sconfinato orizzonte di speranza".