Presentando lo "stile" della "Gaudium et spes", il card. Caffarra ha rilevato come essa "non manifesta solo l’intenzione della Chiesa di essere nel mondo", ma anche "affronta alcuni ambiti del vivere umano", mostrando che fra il mondo e la proposta cristiana "non c’è giustapposizione, non c’è contrapposizione, ma integrazione". In altre parole, "ciò che tu professi e celebri alla domenica ha a che fare con la tua vita di lunedì". L’arcivescovo ha poi parlato dell’esigenza della fede "di operare la costruzione dell’«humanum» come tale, di generare cultura". Ma per far ciò, ha ricordato, è necessario che il credente sia in grado di elaborare "un giudizio valutativo". Ed è questa, ha denunciato Caffarra, "la più grave debolezza di cui oggi soffre il cristiano", ossia "la sua incapacità o grande difficoltà a elaborare giudizi interpretativi e valutativi di ciò che sta accadendo". Il risultato è "la riduzione della fede a fatto privato, l’accettazione del dogma fondamentale dell’individualismo". Infine il presule ha evidenziato l’esigenza di "rendere ragione" della propria fede, poiché "una fede non ragionevole e pensata non è degna dell’uomo". ” ” ” ” ” “