"Si tratta della sfida più importante che l’Europa si è trovata ad affrontare nel secondo dopoguerra; in materia di tutela dell’ambiente essa non può venire meno al suo ruolo guida nei confronti del resto del mondo, in particolare nei confronti degli Usa e di Paesi emergenti come Cina e India, ma la sua forza politica sta nella coesione". Così Matteo Mascia, esperto di questioni ambientali della Fondazione Lanza, in un’intervista al SIR commenta il contenzioso sul clima che da alcuni giorni vede coinvolto il governo italiano e l’Unione europea e che ha portato all’istituzione di un tavolo tecnico per una verifica dei costi della misure contenute nel "pacchetto" che dovrebbe essere varato nel vertice Ue dell’11 e 12 dicembre. "E’ un po’ triste afferma Mascia – constatare come per l’ennesima volta alcuni Paesi europei, tra i quali l’Italia, privilegino la difesa degli interessi nazionali piuttosto che il perseguimento del bene comune. Se a dicembre l’Ue non troverà al proprio interno un accordo realistico ma anche coraggioso, la conseguenza sarà la totale inazione". Per l’esperto, "se non si avvierà il Piano 20-20-20 (20% in meno di emissioni di Co2, fonti rinnovabili fino al 20% della produzione di energia, aumento dell’efficienza energetica del 20%, ndr) difficilmente a livello internazionale si arriverà ad un accordo per il nuovo Protocollo di Kyoto". (segue)