ORDINARIATO MILITARE: CAMPORINI (CAPO STATO MAGGIORE), UNA "ANTINOMIA APPARENTE"

Riferendosi alle missioni italiane di peace keeping, il generale sottolinea che "essere operatori di pace diventa un gesto universale, che non può essere disconosciuto dalle religioni con le quali veniamo in contatto operando nei vari teatri all’estero". Altro contributo dei cappellani riguarda "la formazione e la preparazione del personale destinato ad operare nei contesti che presentano specifiche sensibilità sul piano socio-culturale e confessionale". E’ un’esigenza legata alle situazioni che si verificano in zona di operazioni, laddove i contingenti devono sapersi relazionare e interagire con autorità religiose locali e con popolazioni caratterizzate da culture e tradizioni diverse. "Si tratta di arricchire la già nota e peculiare attitudine del militare italiano ad affrontare situazioni – anche difficili – che normalmente si riscontrano nelle missioni per la costruzione della pace, laddove, oltre al background professionale più operativo, è importante possedere anche altre qualità quali la capacità di dialogare, di capire, di rispettare, la sensibilità per tradizioni e culture diverse, senza irrigidirsi su posizioni eccessivamente e inutilmente intransigenti. Tutte qualità – conclude – che in queste missioni si dimostrano di estrema importanza ed efficacia tanto che hanno portato molti addetti ai lavori a definirla come la via italiana al peace keeping".