Secondo il filosofo "è necessario superare l’equivoco secondo il quale la fragilità non è un dato antropologico ma un accidente che rende indegna la vita umana. Da tale presupposto discende la convinzione arbitraria di un curare che è solo guarire". Occorre pertanto "recuperare l’idea di fragilità come di una componente fondamentale dell’essere umano: un valore di cui nella cultura contemporanea abbiamo acquisito alcuni aspetti. Non vi è più infatti un atteggiamento di emarginazione nei confronti dell’handicap, perché si è diffusa la consapevolezza che esso non sia un qualcosa di indegno della persona umana da doversi nascondere". Questo, sottolinea Alici, è "certamente un primo passo, ma è necessario compierne un secondo per sdoganare la fragilità che riguarda la sofferenza e, in senso estremo, la morte". "Come hanno esortato i vescovi italiani nel Messaggio per la Giornata della vita, occorre riconoscere la sofferenza come parte integrante del mistero dell’uomo"; di qui "il valore della fortezza, virtù che non è la corazza del superuomo; presuppone la fragilità ma ne è la risposta morale" e che, conclude, "va coltivata attraverso un cammino solidale che inizia in famiglia". ” ” ” “