"La parola sacra deve avere una sua prima trasparenza e diffusione attraverso il testo stampato", ma "la voce della parola divina deve risuonare anche attraverso la radio, le arterie informatiche di Internet, i canali della diffusione virtuale on line, i cd, i dvd, gli podcast e così via; deve apparire sugli schermi televisivi e cinematografici, nella stampa, negli eventi culturali e sociali". È un passaggio del "Messaggio al popolo di Dio del sinodo dei vescovi", diffuso poco fa in versione integrale (disponibile su old.agensir.it, sezione "Documenti"). Le nuove forme di comunicazione, sottolinea, hanno una "specifica grammatica espressiva ed è, quindi, necessario essere attrezzati non solo tecnicamente, ma anche culturalmente per quest’impresa". "In un tempo dominato dall’immagine, proposta in particolare da quel mezzo egemone della comunicazione che è la televisione, significativo e suggestivo è ancor oggi il modello privilegiato da Cristo", scrivono i padri sinodali, ricordando come egli ricorresse "al simbolo, alla narrazione, all’esempio, all’esperienza quotidiana, alla parabola". "Gesù nel suo annuncio del regno di Dio non passava mai sopra le teste dei suoi interlocutori con un linguaggio vago, astratto ed etereo, ma li conquistava partendo proprio dalla terra ove erano piantati i loro piedi per condurli, dalla quotidianità, alla rivelazione del regno dei cieli". (segue)