"Se vogliamo crescere come singoli e come società bisogna accettare di essere per l’altro quello che l’altro è per noi, così da rifuggire posizioni di superiorità e di dominio. Contrariamente, continueremmo a concepire gli immigrati esclusivamente in base al beneficio che apportano al sistema economico". Lo ha detto il card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, aprendo oggi i lavori del convegno promosso dalla Fondazione Migrantes sul tema "L’integrazione ecclesiale degli immigrati in Italia" (fino al 29). L’emigrato che arriva in Italia ha proseguito il relatore – si trova di fronte a nuove realtà, "molto spesso, senza che nessuno lo abbia preparato. L’impatto con la società italiana, il più delle volte apre ferite interiori, difficili da rimarginare". Per il cardinale "il primo problema degli immigrati è quello dell’apprendimento della lingua italiana", seguito da "diversità di usi e costumi, difficoltà di fare amicizie, incertezza del domani, mancanza di spazi propri, soprattutto in casa, dove molti vivono in coabitazione". Il posto di lavoro è invece "uno dei principali luoghi d’integrazione sociale, per gli italiani e anche per gli immigrati": di qui l’importanza di "aiutare gli immigrati ad inserirsi nel mercato del lavoro e sostenerli nel raggiungimento di obiettivi formativi e professionali". (segue)