L’OSSERVATORE ROMANO: GIOVANNI XXIII, "SEMINATORE DEL FUTURO" (2)

Con l’annuncio del Concilio ecumenico, il 25 gennaio 1959, un papato definito di "transizione" assumerà, in pienezza, "il senso di una svolta", e Giovanni XXIII "si rivelerà gradualmente un grande diplomatico — anche se non lo era subito sembrato — un grande comunicatore — pur digiuno di tecniche — ma soprattutto l’uomo dalla fede salda come la roccia, il pastore nei solchi della grande tradizione della Chiesa, ma proiettato con fiducia nel futuro". E’ quanto scrive Marco Roncalli, pronipote di Angelo Giuseppe, sempre sull’Osservatore Romano. Si può comprendere appieno Giovanni XXIII, è la tesi di fondo dell’articolo, solo "se si tiene conto della sua attenzione continua e responsabile ai bisogni della Chiesa e dell’uomo in quanto tale, lungo un percorso esistenziale segnato dalla normalità anche nelle virtù, pubbliche e private". Una delle "chiavi ermeneutiche" per comprendere appieno la figura del Papa bergamasco, si legge sul quotidiano vaticano, "resta quella della spiritualità da lui assorbita durante l’adolescenza, e poi rigenerata nella quotidianità di ogni esperienza, primariamente come fiducia in Dio e nell’uomo sua immagine". E’ questo, per Roncalli, "il vero filo che lega decisioni e scritti, anche negli esercizi più alti del governo della Chiesa". Insomma, "la Parola divina alla radice della storia umana", come nel Sinodo dei vescovi che si è appena concluso.