È rimasto "perplesso e preoccupato dalla mancata pluralità dell’informazione" della trasmissione "L’infedele" trasmessa ieri sera su La7 e dedicata a "Eluana anima prigioniera" Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma dell’associazione "Gli amici di Luca". Ciò che rende perplesso De Nigris è che "mancavano i fisiatri, mancavano le associazioni, mancavano le famiglie, mancavano le persone in stato vegetativo e quelle risvegliate dal coma che ce l’hanno fatta (e per fortuna sono tante), mancavano insomma gli attori e i protagonisti di quel dibattito". De Nigris invita a riflettere "sull’impatto che sull’opinione pubblica sta avendo non solo la vicenda di Eluana, ma il comportamento del padre Beppino Englaro che nel portare avanti la sua legittima battaglia occupa i media senza reale contradditorio, chiedendo da un lato silenzio sulla sua vicenda e dall’altro – attraverso il libro, le interviste e i pubblici interventi – invitandoci sempre più ad entrare nella stanza attorno al capezzale della figlia". Questo, per De Nigris, è "inaccettabile perché non c’è spazio per stare tutti in quella stanza, ma anche perché rimangono di fatto fuori le famiglie di chi invece in stanze simili, molto più piccole, molto meno illuminate, vivono, sperano e combattono tutti i giorni nel resto d’Italia". (segue)