La “preoccupazione” di Giovanni Paolo II è stata sempre quella di “salvaguardare l’intenzione genuina dei padri conciliari, superando interpretazioni prevenute e parziali” che in alcuni ambienti “impedirono di esprimere al meglio la novità” del processo conciliare. Lo ha detto il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, intervenendo oggi al Convegno internazionale su “Il Vaticano II nel pontificato di Giovanni Paolo II, in corso a Roma fino al 30 ottobre. Per papa Wojtyla, ha proseguito il porporato, “il Concilio fu una vera sfida anzitutto per i padri conciliari”, da loro raccolta e concretizzata attraverso “l’impegno di comprendere in maniera più approfondita la natura della Chiesa e il suo rapporto con il mondo”, in modo da “prevedere un opportuno aggiornamento”. Secondo Bertone, per Giovanni Paolo II “il Concilio fu il Concilio della Chiesa, di Cristo e dell’uomo: parlare di Gesù è parlare della Chiesa, e quindi dell’uomo”. “Non si può ridurre la Chiesa – ha fatto notare il segretario di Stato vaticano – a categorie che non abbiano a che fare con la nostra storia personale e comunitaria”. Secondo Giovanni Paolo II, ha concluso il relatore, “i documenti conciliari non segnarono una rottura con il passato, ma furono un invito a tradurre il Vangelo in un modo comprensibile all’uomo contemporaneo”: di qui il legame con l’ermeneutica della riforma, del “rinnovamento nella continuità”, la cui “validità” è stata riaffermata da papa Benedetto XVI, in quanto “ben traduce le intenzioni di Giovanni XXIII e di Paolo VI”.