LEGGE SUL FINE VITA: CASINI (MOVIMENTO PER LA VITA), I “TRE PUNTI” ESSENZIALI (2)

“Se si dice, come dice la stessa sentenza della Cassazione – ha proseguito Casini – che Eluana, e le moltissime persone che si trovano in condizioni simili, sono persone a pieno titolo, pur in presenza del più grave degli handicap possibili, allora bisogna essere coerenti”. Il “punto chiave” che emerge dal caso Englaro, per il Movimento per la Vita, è la questione “se il valore della libertà sia quello decisivo dell’uomo, oppure se esso, sia pure altissimo, sia strumentale rispetto ad un valore più grande: la vita come valore che precede la libertà, di cui è condizione”. A chiedere “chiarezza” in materia di una legge sul fine vita è stata anche Maria Luisa Di Pietro, del Centro di bioetica dell’Università Cattolica di Roma, secondo la quale un testo legislativo “dovrebbe anche indicare, in positivo, quanta assistenza viene fatta ai malati in stato vegetativo o in fase terminale, quanti centri o hospice ci siano e quanti di essi accedano ai finanziamenti”. In casi come quelli di Eluana, ha precisato poi l’esperta, “si dovrebbe parlare di alimentazione e idratazione non artificiali, ma assistite”, ed il dibattito “non dovrebbe limitarsi alla questione del sì o no al testamento biologico. Ormai questa è una dizione usata solo dai media: nei ddl depositati è stato cancellato il nome. ma non la sostanza”.