"Un impegno sul piano della vita sociale e politica"; la "logica del dialogo"; l’approfondimento del "pensiero ecclesiologico". Sono queste alcuni impegni per rispondere alla domanda "cosa ci resta per il futuro", a proposito del rapporto tra Giovanni Paolo II e Concilio. Lo ha detto padre Zdzislaw J. Kijas, preside del Seraphicum, concludendo oggi il Convegno internazionale su "Il Vaticano II e il pontificato di Giovanni Paolo II". Sul piano sociale e politico, ha spiegato padre Kijas, occorre valorizzare "tutte le suggestioni lasciate da Giovanni Paolo II a proposito del nuovo umanesimo, che scaturisce da una civiltà fondata sulla carità, sull’amore di Dio e dell’uomo". Anche la "logica del dialogo", tipica di Karol Wojtyla, "va sempre approfondita e arricchita, tenendo presente che l’elemento forse più importante non è tanto o solo sentirsi pronti a livello personale o porsi in dialogo con l’altro, ma concentrare piuttosto la propria attenzione sull’altra persona, con tutta la sua alterità, la sua differenza che deve essere valorizzata nell’ambito del dialogo e mai misconosciuta o addirittura schiacciata". Infine, il "pensiero ecclesiologico" di Giovanni Paolo II, per padre Kijas, "richiede di essere approfondito soprattutto nelle sue conseguenze pastorali, più che giuridiche". ” “