Nella dichiarazione finale dell’incontro i vescovi dell’Aeci sottolineano "con forza la lealtà dei cristiani per l’Iraq" e ribadiscono la volontà della comunità cristiana di "proseguire nella convivialità la collaborazione con tutti i loro fratelli, nella gioia come nel dolore, rifiutando assolutamente di vivere isolati da loro". Nel contempo l’Aeci torna a chiedere alle Istituzioni "di ridare vita all’articolo 50 della Costituzione e di applicarlo. La Costituzione garantisce la nostra rappresentanza e la nostra partecipazione al potere e alle responsabilità nazionali" scrivono i presuli iracheni che chiedono che "vengano garantiti anche i diritti delle altre minoranze religiose e etniche". La dichiarazione termina con un ringraziamento "a tutti gli organismi, le istituzioni e le personalità religiose, politiche, diplomatiche e sociali a Mossul, in Iraq come nel mondo, per la loro solidarietà in questa prova, per aver sottolineato i gravi pericoli delle aggressioni, invocando il ritorno degli sfollati nelle loro dimore e il loro risarcimento per i danni subiti. Ringraziamo pure tutti i media che hanno coperto questi deplorevoli avvenimenti". La dichiarazione è stata firmata da mons. Jean Benjamin Sleiman, vescovo latino di Baghdad e segretario generale Aeci, insieme a diversi vescovi, tra cui, Shlemon Warduni, Jacques Ishaq, Petros Al-Harboli e Louis Sako.