"L’accanimento di alcune parti nei confronti di un insegnamento della religione inteso ideologicamente spesso in mala fede, a fronte di chiari pronunciamenti sia della Chiesa che dello Stato in proposito", fa riflettere. Ad affermarlo, in una nota per i settimanali diocesani, è l’esperto in questioni scolastiche Alberto Campoleoni, dopo la notizia, diffusa oggi da un quotidiano nazionale, della denuncia di un "pool radicale" alla Commissione europea che punta il dito contro l’idoneità ecclesiastica, requisito fondamentale per insegnare religione, definendola "una violazione delle regole comunitarie". Secondo la denuncia, gli Idr sarebbero privilegiati rispetto agli altri insegnanti perché per lavorare dovrebbero "solo ottenere la nomina vescovile (fatti salvi alcuni requisiti professionali)". In attesa di leggere i documenti e la reale portata della denuncia (per ora è stato aperto un dossier con richiesta di informazioni al governo), Campoleoni sottolinea che "l’idea del privilegio della Chiesa, per sé e per i ‘suoi’ insegnanti" non "ha più davvero ragione di essere" perché "la riforma concordataria del 1984 ha rivoluzionato l’eredità dei Patti Lateranensi trasformando in profondità e dando nuovi significati anche a quegli istituti che pure sono stati conservati nel nuovo quadro di riferimento dell’insegnamento della religione in Italia" (segue)