L’OSSERVATORE ROMANO: ROUAULT E "L’APOSTOLATO NEL MONDO DELL’ARTE"

Paolo VI, quando nel 1965 si reca a New York per un discorso alle Nazioni Unite, volendo anche lasciare un segno della sua visita, dona un quadro come testimonianza dell’arte cristiana contemporanea e porta un Cristo di Georges Rouault. A ricordare l’episodio è Piero Viotto, sull’Osservatore Romano, aggiungendo che "è lo stesso Rouault a riconoscere che il cristianesimo può trovare forme espressive negli stili e negli indirizzi estetici più diversi". In una intervista del 1952 al giornalista di "La Croix", il quale chiede se nell’arte sacra si possa dare spazio anche all’arte non figurativa, informale, Rouault risponde che "figurativo, non figurativo sono etichette" e poi precisa a quali condizioni l’artista può entrare in chiesa: "In ginocchio, in silenzio". ” “E’ Jacques Maritain a presentare la prima mostra alla Galerie Deruet, nel 1910. In un saggio, il filosofo francese scrive a proposito di Rouault: "È la religione che sta all’origine della sua tenerezza e della sua rivolta, del suo odio contro ogni sorta di fariseismo". Per Viotto, "Georges Rouault non solo con la sua arte ha testimoniato con convinzione la sua fede, ma è diventato anche l’occasione per un apostolato nel mondo dell’arte". Rouault di sé aveva scritto: "Un grido nella notte, un singhiozzo rantolante, un sorriso che si strozza. Nel mondo, tutti i giorni, mille oscuri bisognosi, che valgono più di me, muoiono di fatica".” “