"Si è sentenziata la condanna a morte di una indifesa cittadina italiana. Da oggi il diritto alla vita soggiacerà al potere della legge che sconfina nella sfera più inviolabile della persona umana". Così il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), Salvatore Martinez, interviene in merito al pronunciamento della Cassazione su Eluana Englaro. "Che triste Italia appare dinanzi a noi, sempre più colpevolmente protesa ad inoculare una cultura della morte, incapace di affermare democraticamente il diritto alla vita" aggiunge Martinez. "Non può dirsi solidarietà conclude – sopprimere i deboli, né giustizia rimuovere le ragioni più profonde del vivere comune, proprio a partire dalla condivisione delle angosce e delle sofferenze che ci rendono davvero uomini degni di stare al mondo". "Il caso Englaro è da accogliere con umana comprensione" afferma da parte sua Franco Previte, presidente di Cristiani per servire, "il problema di staccare la spina, che non condivido, ci porta ad una complessa riflessione che consiste nel considerare senza valore la vita umana in nome della cosiddetta pietà e ci induce a pensare che questa metodologia potrebbe coinvolgere persone anziane non autosufficienti, malati psico-fisici o terminali. Legalizzare una possibile licenza di uccidere è una ingiustizia ed una fuga e rinuncia ai reali problemi che pongono questi malati".