La logica di mercato che ispira la tv moderna, ha detto Segatori, "porta ad un paradossale capovolgimento dei ruoli: non più la televisione al servizio degli eventi, ma gli eventi al servizio della tv". Così, "si può ipotizzare che in modo sempre più ineludibile niente e nessuno (specie se personaggio o fatto noto e importante) sfugga a un uso strumentale da parte della televisione". In questo senso, ne ha fatto le spese anche Giovanni Paolo II, che "all’apice della sua malattia e nel momento della morte si ritrova ad essere «usato» come un prodotto televisivo ideale, come il più grande «spettacolo» della sofferenza umana. È in quel momento che è il caso di chiedersi «chi è che usa chi». E, soprattutto, con quali conseguenze", ha osservato il sociologo. Da lì in poi, "tutto verrà a cascata", anche i titoli "sparati e forzati sulle esternazioni del Papa e del card. Ruini". Che fare? "Il problema ha rilevato Segatori non è solo quello di parlare ai professionisti della comunicazione perché adottino un’info-etica; più verosimilmente la questione è quella di porsi con un atteggiamento diverso verso i padroni di quelle televisioni che su quella logica vivono, speculano e si rafforzano".