"La comunicazione è un aspetto consustanziale all’essere Chiesa". Lo ha detto questa mattina il sociologo Roberto Segatori, intervenendo al convegno sull’informazione in Umbria, promosso a Perugia dagli Uffici delle comunicazioni sociali della Cei e della Conferenza episcopale umbra. Segatori ha parlato del tema "La furbizia dei media: gli eventi religiosi come prodotti televisivi". "In epoca contemporanea, dopo i Papi dalla riservatezza quasi sacrale, si impegnano nella funzione di comunicare il cristianesimo al mondo (attraverso i media, ndr) Giovanni XXIII (con l’avvio del Concilio e con l’icona della memorabile serata della carezza ai bambini) e, soprattutto, Giovanni Paolo II. Quest’ultimo, in particolare, è prontissimo a capire la necessità di usare i media per rilanciare il ruolo della Chiesa in un mondo secolarizzato e globalizzato". Ma, ha avvertito il sociologo, "l’intuizione dell’importanza della comunicazione mass mediale da parte di Papa Wojtyla va di pari passo con la definitiva trasformazione della televisione in impresa economica caratterizzata da un autonomo processo produttivo. La televisione di oggi ha ormai una sola mission: utilizzare notizie, fiction e spettacoli per attrarre telespettatori da rivendere targettizzati (minori, adulti, casalinghe, famiglie intere) agli inserzionisti pubblicitari". (segue)