L’OSSERVATORE ROMANO: L’ULTIMA ESTATE DI MORO, "FRA TRAGEDIA E SPERANZA"

Estate 1977, Aldo Moro che, di primo mattino, passeggia lento lungo la battigia, sulla spiaggia di Terracina, ignaro del fatto che quella sarebbe stata l’ultima estate della sua vita. E’ un’"istantanea" tratta dal libro "L’ultima estate di Aldo Moro", di Sabino Caronia, recensito da Raffaele Alessandrini sull’Osservatore Romano. "La tragedia privata e pubblica di Moro che è emblema della crisi di tutta una società, e di un mondo inesorabilmente tramontato, si pone a riflesso di molti altri drammi esistenziali di cui mai si avrà notizia", scrive Alessandrini, secondo il quale "niente però della vicenda umana è votato alla totale dissoluzione. Nessuno è destinato irrimediabilmente al macero. Anzi, dopo la croce, c’è sempre la risurrezione". È questo il messaggio di fondo del romanzo, definito una "breve e profonda meditazione autobiografica in cui emerge costante la memoria degli anni giovanili, lo studio dei classici, le amicizie più care, l’amore e le immancabili delusioni". Nel caso del libro, si legge sul quotidiano vaticano, "l’esperienza del dolore personale del protagonista, in particolare la perdita del migliore amico in un incidente stradale, vengono a intrecciarsi con il ricordo dell’incontro con Moro. E il pensiero incessante rincorre, e si confronta, tra le vicende personali e il destino dello statista — le sue parole, le lettere ai familiari".