L’incontro con il detenuto straniero "non diventa mai un peso, ma una gioia, un fatto positivo perché sono certo che il mio gesto che è sempre un gesto di carità, è come il braccio dell’amore di Dio per ogni uomo". Così mons. Giorgio Caniato, ispettore generale dei cappellani del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, descrive l’atteggiamento del cappellano cattolico nei confronti dei detenuti e in particolare dei detenuti stranieri che in numero sempre crescente affollano le carceri italiane e la cui maggioranza non è cattolica, ma ortodossa, protestante e soprattutto musulmana. "Gli stranieri in carcere: problema o risorsa?". Questo il tema scelto dal Consiglio pastorale nazionale dei cappellani delle carceri che si concluderà domani e sta riunendo a Roma 30 cappellani, in rappresentanza dei 238 presenti in tutte le carceri italiane. Questa mattina, hanno parlato mons. Eleuterio Fortino, del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e don Valentino Cottini del Pontificio Istituto di Studi arabi e di islamistica (Pisai) che hanno approfondito l’approccio e la posizione della Chiesa cattolica nei confronti di ortodossi, protestanti e musulmani. (segue)