CASO ENGLARO: MONS. BETORI (FIRENZE), "NON POSSIAMO FAR TACERE LA NOSTRA COSCIENZA" (2)” “

Per mons. Betori è infine "estraneo alla retta ragione il tentativo di giustificare la morte per interruzione delle cure minime essenziali attraverso il ricorso a una presunta e remota volontà della paziente" perché "un’espressione di sconforto" non dà a nessuno "l’impensabile diritto di togliersi la vita o di chiedere che qualcuno ci privi di essa". La vita di Eluana è "un bene prezioso" che "siamo chiamati ad amare e custodire" contro ogni "tentativo di strumentalizzazione o di squalificazione". La vita non ci appartiene; "l’unico modo con cui possiamo, per dir così, disporne è quello di donarla agli altri, secondo quella logica del servizio e del dono di sé" sul modello di Gesù sulla croce. "Solo in questo senso", ha precisato Betori, essa "può essere considerata un bene relativo. Relativo per l’appunto alla vita eterna". "Non può essere invece considerata un bene relativo rispetto ad altri beni umani" ha chiarito, né, tantomeno, "si può pensare di creare delle gradualità" al suo interno, "per cui, in specie nei suoi momenti iniziali e finali, essa possa essere considerata in alcune condizioni meno degna, e al limite un bene disponibile e quindi anche sopprimibile". "Ne va della dignità dell’uomo come essere personale, principio primo della convivenza umana e del quadro giuridico dei diritti umani che regge la nostra civiltà". (segue)” “” “