"La riflessione, a questo punto dal campo della fede si sposta a quello della ragione e si impone alla considerazione di credenti e non credenti", ha annotato l’arcivescovo di Firenze mettendo in guardia dai rischi di una deriva nella quale "colpi di sentenze" possono distruggere "un quadro giuridico che finora ci ha salvaguardati dal conflitto degli interessi contrapposti e dalla babele dei desideri incontrollati". "La chiarezza e la incontrovertibilità di queste convinzioni non ci rende ovviamente estranei alla sofferenza" ha precisato, ma "siamo convinti che la risposta alla sofferenza stia nel farsi «custode», secondo la parola della Genesi, cioè nel prendersi cura, nel condividere il peso della tragedia". "Questo la Chiesa ha sempre fatto" con i gesti della carità, ha detto il presule, ma "anche e soprattutto mettendo in campo la risorsa più efficace che ha in suo possesso, vale a dire la preghiera". Di qui l’affidamento a Dio della "vita di Eluana" e della sua famiglia, chiedendo "al Signore di illuminare menti e cuori di quanti devono prendere decisioni che potrebbero essere di incalcolabile portata non solo sulla vita di Eluana ma anche sul futuro della nostra società".” “