"Un evento di grazia". Così mons. Joseph Takami, arcivescovo di Nagasaki, definisce la beatificazione dei 188 martiri giapponesi, svoltasi oggi, proprio a Nagasaki. Mons. Takami, che è stato presidente del Comitato esecutivo per la beatificazione dei martiri, è convinto che "la beatificazione possa essere un’occasione per riscoprire l’importanza della fede". In un’intervista all’Agenzia Fides, l’arcivescovo spiega che questo evento "offre alla Chiesa in Giappone l’opportunità di trovare il tesoro nascosto nella storia del cristianesimo in terra nipponica. Pietro Kibe e i suoi 187 compagni lasciano a noi cristiani e ai non cristiani un messaggio ricco di contenuti come questi: perseverare nella fede in Dio che è la sola a salvare l’umanità; mantenere sempre la libertà di religione, che è uno dei diritti umani fondamentali; avere un atteggiamento non-violento di fronte ai persecutori, necessario per ottenere la pace". I nuovi beati giapponesi hanno subito il martirio tra il 1603 e il 1639. Tra di essi vi erano uomini e donne, bambini ed anziani, sani e disabili. Insieme a padre Pietro Kibe, ucciso nel 1639, subirono il martirio altri religiosi, tra cui padre Thomas Kintsuba Jiyoe, figlio di catechisti cristiani, anch’essi martiri, sottoposto al supplizio della "fossa" nel 1637.” “