Riguardo invece alla presenza ebraica nella Pontificia Commissione biblica, la studiosa ha detto: "I documenti vaticani, compresi quei numerosi testi riguardanti i rapporti fra ebrei e cattolici, sono scritti dalla Chiesa e principalmente per la Chiesa. Quando su quei documenti si posano occhi ebrei, sorgono tuttavia dei problemi, perché in generale noi non abbiamo dimestichezza con il processo di composizione, con il retroterra cui si deve il loro punto focale e con le sfumature della loro formulazione. Di conseguenza, ciò che agli insider appare utile ed edificante può sembralo meno agli esterni. Per evitare, o quanto meno ridurre, i malintesi che sorgono inevitabilmente da quei documenti interni che parlano degli ebrei, ritengo che Roma farebbe bene a chiedere una critica interna da parte ebraica, prima di rendere di pubblico dominio i suoi pronunciamenti riguardanti l’ebraismo". Insomma, "è giunto il momento che Chiesa e Sinagoga, cristiani ed ebrei, comprendano che le loro storie sono inestricabilmente intrecciate, vedano Gesù come un ebreo che parlava agli ebrei in un contesto ebraico e ne era compreso" e "ricerchino i modi per favorire e incrementare i passi avanti compiuti in questi ultimi decenni nei rapporti fra le nostre due fedi". ” ” ” “