Possono accordarsi la biodiversità e il bene comune? Se ne parlerà nel V Congresso internazionale "Scienza e società. La frontiera dell’invisibile: biodiversità e beni comuni", che si apre oggi a Roma. Promosso dalla Fondazione "Diritti genetici", e organizzato assieme alla Regione Lazio, l’appuntamento intende promuovere un confronto diretto tra universi che solo apparentemente sono separati: società, ricerca scientifica e cultura. Infatti, si parlerà di biodiversità in termini di "bene comune". Il Congresso si concentra sulla valutazione delle principali espressioni del patrimonio storico-biologico del pianeta e dell’uomo: la biodiversità naturale, la biodiversità agricola e la biodiversità umana. I temi, affrontati con uno sguardo interdisciplinare e attento alle possibilità di sviluppo sostenibile, saranno scandagliati con il duplice intento di mettere in rilievo il ruolo cruciale che la biodiversità svolge nelle dinamiche ambientali, e dare conto delle cause e delle conseguenze economiche, politiche e sociali della sua erosione. Tra i relatori Sayed Azam-Ali, agroecologo dell’University of Nottingham (Gran Bretagna), Debi Barker, sociologa dell’International Forum on Globalization di San Francisco (Usa), Leonardo Becchetti, economista dell’Università di Roma Tor Vergata, Daniele Ungaro, sociologo dell’Università di Teramo.