CASO ENGLARO: MONS. FISICHELLA, “UNA LEGGE SUL FINE VITA AL DI LÀ DI VISIONI IDEOLOGICHE” (2)

Riferendosi, poi, specificatamente al caso Englaro, mons. Fisichella ha invitato a chiedersi “quale informazione” venga data dai media: “La gente – ha osservato il relatore – dice ‘staccategli la spina’ perché ha ancora davanti agli occhi il caso Welby. Ma Eluana respira da sola, non è attaccata a nessuna macchina, si addormenta la sera e si risveglia la mattina, probabilmente sogna. Eppure c’è chi parla di lei come ‘un sacco di patate’, come ho letto su un grande quotidiano nazionale”. Come altre tremila persone in Italia, inoltre, Eluana viene nutrita attraverso un sondino: “Certo che è un’azione chirurgica – ha detto mons. Fisichella – ma il problema non è il sondino, bensì cosa gli metti nel sondino: se sono medicine è accanimento terapeutico, ma visto che gli si dà solo da mangiare e da bere, non possiamo parlare di terapia”. Soffermandosi ancora sulla differenza tra il caso Welby e il caso Englaro, il vescovo ha ricordato che quello di Welby “era un caso già di un malato terminale, e in questi casi dal punto di vista medico bisogna capire e valutare se la cura è proporzionale allo stato di salute del paziente o se si tratta di un accanimento terapeutico”. L’altra questione, sempre per il caso Welby, riguarda per mons. Fisichella “la strumentalizzazione politica: si è voluto in tutti i modi esprimere un giudizio riguardo alla liceità del suicidio, e dell’eutanasia come diritto di una persona che lo Stato doveva riconoscere”.