"L’attesa non è un atteggiamento passivo a rischio di noia; l’attesa è fatta con le lampade accese e le maniche rimboccate". È quanto ricorda il vescovo di FaenzaModigliana, Claudio Stagni, in una riflessione sull’Avvento, pubblicata sul settimanale diocesano "Il Piccolo" (in uscita domenica). "Il tempo dell’attesa scrive il vescovo in genere trova il suo significato quando finisce e arriva l’atteso. Non è così per l’avvento cristiano. Non si tratta, infatti, di un tempo vuoto, perché noi aspettiamo Uno che è già venuto. E non si tratta nemmeno di fare finta che debba ancora venire. Si tratta invece di ravvivare in noi il desiderio del Signore che viene, per poterlo incontrare quando si presenta sia nei segni che ha lasciato di sé nella Chiesa, sia nelle vicende della vita". Oggi, prosegue il vescovo, "il mondo con le sue contraddizioni mostra il bisogno di qualcosa di sicuro e di qualcuno che dia risposte vere". Per questo, "c’è bisogno di avvento; c’è bisogno di aspettare con la certezza che l’Atteso viene, perché abbiamo bisogno di una speranza vera". Si tratta di "preparare il nostro cuore". Da qui l’invito a "svegliarci dal sonno, soprattutto noi cristiani, per mantenere accesa la lampada che deve fare luce a tutti coloro che sono in cammino verso il Signore: anche se qualcuno non lo sa o non ci pensa".” “