“‘Yes we can di Barack Obama non è il se po’ fa alla romana e nemmeno yes I can. Dire così significa non aver capito niente degli americani e dei loro profondi valori costituzionali. L’accento non è su yes e nemmeno su can, ma su we, come senso di popolo che si dà e si riconosce in una Costituzione costruita su valori condivisi”: lo ha detto questa mattina a Roma, al convegno promosso dall’associazione “Biblia” sul tema “Bibbia e Costituzione”, lo studioso Massimo Rubboli, del dipartimento Ricerche europee dell’Università di Genova, che ha parlato su “La Bibbia nel dibattito costituzionale degli Stati Uniti”. Rubboli ha sottolineato che, accanto a indubbie influenze di pensatori quali Locke, Hume e altri, “la Costituzione federale derivò da esperienze concrete del periodo rivoluzionario e soprattutto dai patti o covenant elaboratori da Chiese e gruppi protestanti fin dal 17° secolo, quando vennero fondate le prime colonie”. “L’influenza dei valori religiosi nelle Costituzioni dei primi Stati americani venne poi travasata e codificata in quella federale ha aggiunto pur tenendo distinta e separata la dimensione religiosa vera e propria da quella civile. I costituenti americani avevano un alto senso del dovere nei confronti di Dio e nei confronti del popolo di cui raccoglievano gli orientamenti”, ha concluso.