“Nelle scienze sociali si produce un curioso cortocircuito: una grande attenzione ai presunti «danni» prodotti in conseguenza dei «presunti» effetti dei media, e una scarsa attenzione alle questioni dell’accesso, del controllo e dei meccanismi di potere nei «new» media”. Lo ha rilevato Michele Sorice, docente di Media research all’Università “La Sapienza” di Roma, nella sua relazione all’incontro residenziale Anicec in corso a Roma (6-9 novembre). “Dovremmo davvero ricominciare a educare alla responsabilità e alla partecipazione”, ha invitato il docente, sottolineando l’importanza dell'”acquisizione di competenze tecniche e di linguaggio dei media” e del rendere i giovani “protagonisti nella comunità”. L’ambito dei “presunti effetti dei media”, d’altra parte, “ha sempre interessato moltissimo sia il volontariato sia le aree politiche più attente ai problemi sociali”. “In ambito cattolico, poi, tale attenzione agli effetti della comunicazione ha aggiunto Sorice è diventata spesso l’ossessione del «contenuto»: quale il «messaggio» di un film? quale valenza educativa di un prodotto audiovisivo? Spesso dimenticando che un film «brutto» può fare “male” come (e forse più) di un buon film con un «brutto» messaggio”.