Richiamando la costituzione "Nostra Aetate" e l’enciclica "Redemptoris Missio", il card. Tauran ha rammentato che la Chiesa cattolica non rifiuta "ciò che di vero e santo" vi è nelle altre religioni, e ha evidenziato i passi compiuti dalla fine del Concilio Vaticano II ai giorni nostri nel "dialogo della vita, delle opere, degli scambi teologici e tra le spiritualità". "I credenti che portano avanti questo tipo di dialogo ha detto non passano inosservati. Essi sono una ricchezza per la società" e se da un lato le autorità civili "devono garantire il rispetto effettivo della libertà di coscienza e religione", dall’altro "è nell’interesse dei responsabili delle società incoraggiare il dialogo interreligioso e attingere al patrimonio spirituale e morale delle religioni" da cui discendono valori che possono contribuire "all’armonia, al dialogo tra le culture e al consolidamento del bene comune". "Non dovremmo temere le religioni ha ammonito il presidente del dicastero vaticano -. E’ dei loro seguaci che dovremmo avere paura. Sono loro che possono pervertire la religione ponendola al servizio del male" ha detto con riferimento, in particolare, agli "atti di violenza e terrorismo perpetrati in suo nome".(segue)