Nel dialogo interreligioso, per il card. Tauran occorre "avere un’identità spirituale ben precisa, considerare l’altro non un rivale ma un cercatore di Dio, accettare di parlare di ciò che ci separa e dei valori che ci uniscono". Elementi di separazione, ha affermato riferendosi al dialogo con l’islam, sono "il rapporto con le rispettive Scritture, la persona di Gesù e il dogma della Trinità", ma ad unire sono "la fede nell’unico Dio e la sacralità della persona umana". Per il porporato "cristiani e musulmani possono contribuire insieme al bene comune della società" "testimoniando, anzitutto, una vita di preghiera personale e comunitaria". Se "fedeli al proprio impegno spirituale", essi possono inoltre "aiutare a far comprendere che libertà religiosa è ben più che disporre di una chiesa o di una moschea", ma "è avere la possibilità di partecipare al dibattito pubblico attraverso la cultura (scuole e università) e attraverso le responsabilità politiche e sociali". Di qui l’importanza che cristiani e musulmani "difendano insieme la sacralità della vita umana e la dignità della famiglia", "lottino contro l’ignoranza e le malattie", "offrano formazione morale ai giovani" e siano "fautori di pace". Essi sono araldi di due messaggi-chiave: "solo Dio è degno di adorazione" (dunque "no" agli idoli), e "agli occhi di Dio gli uomini appartengono tutti alla stessa famiglia".” ” ” “