"I caschi blu che operano in zona, insieme alle principali agenzie Onu e ad Avsi spiega l’ong -, stanno oggi cercando di far luce sull’esatta dinamica degli avvenimenti. In zona di guerra, molto spesso la giustizia è sommaria. Se dei banditi come quelli che hanno aperto il fuoco sull’auto di Avsi vengono catturati, può accadere che vengano lapidati in piazza dalla folla inferocita o fucilati dalle truppe che controllano in quel momento il territorio. Anni di conflitto e di totale assenza di leggi, conducono sulla pericolosa strada della violenza che genera solo altra violenza". Ma "nonostante il dolore, la rabbia e la disperazione per questo brutale assassinio", ripetono, "l’equipe di Avsi chiede giustizia e non violenza": "E per sconfiggere la violenza abbiamo una sola arma efficace a nostra disposizione: il perdono. Un’arma difficile da maneggiare. Un’arma che pare aumentare l’ira e lo sconforto invece di placarli. Ma l’alternativa è la vendetta, che brucia ogni speranza di pace". Boduin, che lascia 6 figli e la moglie, "é stato ucciso mentre cercava di costruire la pace concludono -. Avsi continuerà il suo lavoro. E potrà farlo solo affrontando le difficoltà e le paure del saper perdonare. Cercando pace e giustizia, rifuggendo violenza e vendetta". (segue)