"È certamente la scienza afferma mons. Brollo che dovrà approfondire il tema per delimitare i confini tra le due situazioni e non sempre sarà facile farlo". Comunque, aggiunge, "non mi sembra sostenibile che l’alimentazione entri a far parte degli elementi che configurano un accanimento terapeutico nei confronti di una persona disabile che, vivendo di vita propria, conserva tutta la sua dignità di persona, ancorché impossibilitata a relazionarsi con gli altri". Questo è "il convincimento di migliaia di persone che si chinano su fratelli e sorelle che giacciono su un letto, privi di tutto, ma non della vita e della dignità che essa comporta". Nella "nostra società", prosegue l’arcivescovo, "sempre più ripiegata su se stessa e incapace di ideali robusti, vedo mortificati gli slanci di amore gratuito verso ciò che è nobile e sacro, per cui si giudica «conquista di civiltà» l’uccidere i bimbi prima che nascano, perché sono scomodi e spegnere la vita a chi è oramai troppo debole e fragile e, quindi, non più utile". Mons. Brollo ribadisce che "non sta a me giudicare la singola persona che non riesce ad avere la forza di padroneggiare circostanze alle volte drammatiche, ma che sia la società stessa a proporre la validità di certe scelte mi avvilisce e mi sconcerta". In Friuli, conclude l’arcivescovo, "prevalga sempre, come nel passato, la cultura della vita su quella della morte".