Per Palazzani l’atto di indirizzo "è stato importante come autorevole presa di posizione, per risvegliare l’attenzione dell’opinione pubblica e non lasciare ai giudici la decisione ultima. Dal punto di vista formale, l’unica soluzione sarebbe un decreto legge ma non so se il Parlamento sarebbe disponibile". "Il Cnb rammenta – nel 2005 si era espresso sulla questione sospensione idratazione-alimentazione con un documento che ne dichiarava l’illiceità. Dunque interrompere il trattamento costituirebbe un grave illecito dal punto di vista etico; dal punto di vista giuridico sarebbe invece la semplice esecuzione di una sentenza del giudice. Il problema dal punto di vista formale è ineccepibile". La vera questione, sottolinea Palazzani, "è che non vi è una legge in materia, ed oggi l’intervento del legislatore è vivamente auspicabile". Una legge permetterebbe inoltre al medico di "appellarsi ad un eventuale diritto di obiezione di coscienza, unica valvola di sfogo in una società pluralistica dove la divergenza delle etiche si pone in contrasto con la necessità per il diritto di trovare delle normative comuni".