"Finalmente arriva un segnale da parte degli organi di giustizia internazionale che alcuni atti non restano impuniti. E’ la dimostrazione concreta che se c’è la volontà di perseguire i crimini contro l’umanità e le violazioni dei diritti umani si può agire a livello internazionale". E’ il commento al SIR di Sergio Marelli, direttore generale di Volontari nel mondo-Focsiv e presidente dell’Associazione delle ong italiane, a proposito della sentenza del tribunale penale internazionale sul genocidio in Rwanda, che dopo 14 anni di lavori ha inflitto le prime condanne; ergastoli a tre alti ufficiali e 20 anni di carcere al cognato dell’ex presidente. "E’ uno dei primi segnali che dimostra la necessità di rafforzare, con urgenza, la corte penale internazionale e dotare gli organismi della comunità internazionale, a partire dalle Nazioni Unite, del potere che le è sempre stato negato, ossia quello legislativo e sanzionatorio", precisa Marelli. "Quattordici anni di lavoro aggiunge – dimostrano che è stata una vicenda molto difficile, che doveva essere provata: perché un conto è accusare una persona per un reato, un conto per genocidio o crimine contro l’umanità". Nonostante le prove gli indagati si sono sempre dichiarati innocenti, "una giustificazione che fino ad oggi aveva dato i suoi frutti, giocando sulla convinzione della possibilità di uscirne indenni e impuniti". (segue)