“Di per sé l’immagine realistica non garantisce nulla: eppure il mondo moderno ha voluto distinguere tra fiction e documentario, seduzione e conoscenza, natura e cultura”. A mettere l’accento su questo paradosso è stato Marco Bertozzi, docente all’Università di Venezia e regista, intervenuto oggi al Convegno internazionale promosso nell’ambito del Tertio Millennio Film Fest. Secondo il relatore, “il compito più impervio oggi è quello di arrivare ad una definizione del cinema documentario che lo sottragga alle mitologie” cui è incorso lungo la storia della “mediazione documentaria” del Novecento. Bertozzi ha citato in particolare due esempi: i documentari di guerra e gli “home movies”, il cinema di famiglia, che mostrano “la possibilità del cinema di essere sia testimonianza che occultamento, sia documento che luogo di contraffazione”. Questo perché “il cinema è un’arte ibrida e ambigua per eccellenza, che però ci ha aiutato anche a capire i misfatti del Novecento”. Altro caso citato dal relatore, quello delle immagini dell’attentato alle Torri Gemelli, che hanno fatto il giro del mondo: “Molti nel vederle – ha ricordato Bertozzi – hanno pensato che si trattasse di una fiction”.