“Un tampone: come dare l’aspirina a un malato terminale”: così Famiglia Cristiana giudica la manovra finanziaria a sostegno delle famiglie varata dal Governo Berlusconi. Il giudizio severo è contenuto nell’editoriale del numero in uscita questa settimana. Per il settimanale si tratta di "demagogia, più che l’inizio d’una politica familiare seria, servirà a poco, non farà ripartire i consumi, né ridurrà quella fascia di famiglie che non arriva a metà mese. La borsa quella colma di denaro sarà a disposizione delle banche, che hanno bisogno di soldi freschi per i loro affari. La difesa dei risparmiatori è solo un alibi, perché oggi, in Italia, le famiglie non hanno più nulla da risparmiare. E per vivere si indebitano. Per non parlare di chi la spesa la fa tra gli avanzi del mercato o nei cassonetti. L’elemosina di Stato non modifica la distribuzione del reddito, non lo sostiene, non crea nuovi posti di lavoro. Le grandi opere, finanziate con 16 milioni di euro, sono un libro dei sogni, che nessuno ha aperto”. Da bocciare, per il settimanale, specialmente la social card: "poco più d’un euro al giorno a famiglia. È un certificato di povertà", per il quale non è garantita la copertura finanziaria. "Tremonti dice che userà i conti dormienti e le multe dell’Antitrust. Ma quei soldi li aveva già promessi alle vittime del crack Parmalat e Cirio. Ci voleva più coraggio soprattutto a sostegno delle famiglie".