Per i vescovi spagnoli, "la qualità e l’esigenza morale dei cittadini nell’esercizio del voto è il migliore mezzo per mantenere il vigore e l’autenticità delle istituzioni democratiche". In questo senso, "non deve confondersi la condizione di aconfessionalità o laicità dello Stato con l’essere svincolati dalla morale e con il non avere obblighi morali oggettivi". Ma, chiariscono i vescovi, "dicendo questo, non pretendiamo che i governanti si sottomettano ai criteri della morale cattolica", ma che "si attengano al denominatore comune della morale fondata nella retta ragione e nell’esperienza storica di ogni popolo". Dopo aver ricordato, con le parole del Papa, che è bene opporsi a quelle politiche che mettono in pericolo i valori fondamentali, come la difesa della vita umana, i vescovi evidenziano come "la legislazione debba proteggere il matrimonio nella sua specificità". Non è giusto poi "tentare di costruire artificialmente una società senza riferimenti religiosi", mentre in questo senso vanno i tentativi di rendere difficile l’inserimento della religione cattolica nei curriculum della scuola pubblica, come il programma della nuova materia obbligatoria, "Educazione" alla cittadinanza "che lede il diritto dei genitori a formare i figli in accordo con le loro convinzioni religiose e morali". (segue)” “