Dopo aver richiamato l’articolo 2 del Concordato, "così come novellato dall’Accordo di Villa Madama del 18 febbraio 1984, per il quale «la Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e santificazione", l’editoriale sottolinea che "è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica". Evidenzia poi che Trattato e Concordato "sono due attivi connessi … eppure del tutto distinti" e aggiunge: "Alla luce di tale distinzione appaiono assolutamente improprie, anzi senz’altro erronee, le confusioni che non di rado si fanno, nella polemica politica e sui mass media, tra la Santa Sede e la Chiesa italiana; tra la Città del Vaticano, che rispetto all’Italia è uno Stato straniero, e l’episcopato italiano riunito nella Conferenza Episcopale Italiana; tra le istituzioni della Santa Sede o vaticane e le istituzioni della Chiesa italiana". Il testo si chiude parlando di "bontà delle soluzioni allora trovate". Tale "concordia" tra Stato e Chiesa ha permesso "di collaborare in un clima di vera laicità, per la promozione dell’uomo e per il bene del Paese".” ” ” “