"Proclamata l’indipendenza, rimane da costruire uno Stato. Non sarà certamente facile il compito che attende il governo. Il Kosovo, infatti, appare oggi come un contenitore vuoto, tenuto insieme unicamente dal fattore etnico". Commenta così Mauro Ungaro, direttore del settimanale della diocesi di Gorizia (Voce Isontina) ed esperto in politica balcanica, l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia ratificata ieri dal Parlamento di Pristina. Oggi sulla questione sono attese due riunioni: a Bruxelles, dove si incontreranno i ministri degli Esteri dell’Ue, e alle Nazioni Unite, dove riprenderà il Consiglio di sicurezza riunito ieri sera su richiesta della Russia. Per Ungaro, "il rischio immediato è di trovarsi dinanzi ad uno Stato che per vivere la propria quotidianità debba affidarsi pesantemente e unicamente agli aiuti internazionali: la guerra del 1999 ha distrutto la quasi totalità degli insediamenti industriali presenti nel Paese, portando all’abbandono delle zone minerarie nel Sud e a una profonda crisi nel settore agricolo. Il reddito medio ricorda l’esperto – non supera i 250 euro mensili, il Pil, secondo la Banca mondiale, è il più basso d’Europa, la disoccupazione tocca il 60%, mentre le promesse privatizzazioni rimangono lettera morta: le esportazioni raggiungono solamente il 5% delle importazioni". (segue)