Con riferimento alla definizione dei parametri per i futuri colloqui di adesione con la Turchia, le Chiese hanno ribadito "l’importanza che l’Ue richieda la piena attuazione della libertà religiosa nel Paese e il riconoscimento di stato giuridico alle comunità religiose". "La coerenza sociale e un’adeguata protezione" dei più deboli "sono per le Chiese elementi fondamentali per la realizzazione della strategia di Lisbona" hanno quindi osservato mons. Noël Treanor (Comece) e Rüdiger Noll (Cec/Kek), riferendosi alla revisione dell’agenda sociale europea, all’interno della quale, hanno detto, "le Chiese, che offrono molti servizi sociali e assistenziali in Europa, possono svolgere un ruolo importante". Infine, in materia di migrazioni e asilo, la richiesta alla presidenza Ue di "ridurre la custodia temporanea per i soggiorni irregolari", e di "soluzioni durature per i rifugiati provenienti dall’Iraq". Dopo aver accolto le preoccupazioni delle Chiese ed averle ringraziate per "il loro contributo al processo di integrazione europea, in particolare nel dibattito sul Trattato di riforma di Lisbona, Jansa ha affermato di voler continuare i colloqui durante la presidenza slovena: "Desideriamo un dialogo continuativo con le Chiese e le comunità religiose". Prossimo appuntamento, l’incontro di maggio tra i leader religiosi e i presidenti delle istituzioni Ue.