"Un documento in cui vengono fatte affermazioni contrarie al codice deontologico dei medici": così Maria Luisa Di Pietro, docente di bioetica all’Università Cattolica e co-presidente dell’Associazione "Scienza e vita", definisce il documento approvato il 23 febbraio dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), che giudica "una buona legge" la 194 e "sdogana" la Ru486, la pillola del giorno dopo e la diagnosi reimpianto. "Anche se spiega l’esperta al Sir è previsto che un medico possa fare un aborto in ottemperanza alla legge 194, bisogna tener presente che fare un aborto per un medico vuol dire prendere atto di una legge che legittima un fatto ingiusto, perché impedisce che un essere umano in età embrionale possa svilupparsi". Compito dei medici, invece, è "prendere atto di una legge, ma lavorare per cercare di ridurre al minimo il ricorso all’aborto": come stabilisce, infatti, l’articolo 3 del Codice deontologico della categoria, "ogni medico deve lavorare per la vita e per la salute di ogni essere umano, senza distinzioni di età. Un principio, questo puntualizza Di Pietro che vale per tutti i medici, e che rende inaccettabile che l’organismo che rappresenta al massimo la categoria definisca ‘buona’, anche dal punto di vista morale, una legge che legittima l’aborto". (segue)