Secondo gli ultimi dati, sarebbero tra i 1000 e i 140ilioni le donne e le ragazze che hanno subito mutilazioni genitali femminili, e 3 milioni le ragazze che rischiano ogni anno di essere sottoposte a questa pratica. A firmare una dichiarazione per "sostenere i governi, le comunità locali, le donne e le ragazze ad abbandonare questa pratica nell’arco di una generazione", con una "riduzione rilevante" entro il 2015, anno del conseguimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio, sono oggi le 10 agenzie delle Nazioni Unite (Unaids, Undp, Uneca, Unesco, Unfpa, Unhchr, Unhcr, Unicef, Unifem, Who), ricordando che "la mutilazione genitale femminile viola il diritto delle donne e delle ragazze alla salute, alla protezione e alla vita stessa, dal momento che la pratica risulta a volte mortale". La dichiarazione mette in evidenza gli effetti dannosi delle mutilazioni genitali femminili sulla salute delle donne, delle ragazze e delle bambine appena nate: oltre allo shock cruento immediato, gli effetti sulla salute a lungo termine possono includere dolore cronico, infezioni e traumi. Senza contare che studi recenti mostrano che le donne che hanno subito mutilazioni genitali femminili hanno un più altro rischio di parto cesareo, una degenza più lunga ed emorragie post-partum, mentre per i loro bambini si riscontrano più alti tassi di mortalità durante e immediatamente dopo la nascita.