FRATELLI PAPPALARDI: SIVIGLIA (TEOLOGA), "UN URLO CHE DIVENTA PREGHIERA"

È legittimo interrogarsi sul non-senso del dolore innocente, presentatosi in tutta la sua crudezza nella vicenda dei fratellini Pappalardo? "Sì, è legittimo chiedersi perché Dio permetta drammi come questo – risponde al SIR la teologa Ina Siviglia – anche se chiedere il perché non significa chiedere conto". "La sofferenza, e ancor più il dolore innocente che ha fatto porre a tanti pensatori la domanda dove fosse Dio ad Auschwitz, è un mistero, un caotico abisso che l’uomo è chiamato a vivere non imprecando o bestemmiando contro Dio, né cercando risposte meramente razionali, ma chiedendo a Dio di dare senso e speranza oltre ogni speranza. La sofferenza, allora, grida a Dio, e questo urlo diventa preghiera". Per Siviglia "l’unica risposta è in Cristo, che ha assunto su di sé il dolore di tutti gli innocenti della terra, quello di cui non si può dare ragione". In questa prospettiva i fratellini di Gravina "sono ora nella luce dell’abbraccio glorioso di Dio". (segue)” “