Per Calipari, dunque, "occorre individuare i criteri giusti per modulare le cure in maniera efficace e, al tempo stesso, adeguata alla dignità della persona" perché, spiega, "la centralità della persona umana, il suo bene autentico e integrale vanno sempre posti come riferimento primo e ultimo, unità di misura che va al di là di ogni impostazione di pensiero o ideologia". Con riferimento al congresso, "abbiamo tentato di elaborare concreti criteri di riferimento spiega – e percorsi che possano essere messi in pratica nella quotidianità delle situazioni cliniche, e che siano in linea con la tradizione morale e con il Magistero della Chiesa". Due gli aspetti irrinunciabili: "da un lato una valutazione più di tipo medico-tecnico sul giudizio da esprimere rispetto all’ipotesi di impiego di un certo mezzo terapeutico di conservazione della vita"; dall’altra "una serie di fattori, legati più alla soggettività del paziente, cioè al modo in cui il paziente vive il sottoporsi ad un certo intervento terapeutico". Due variabili che per l’esperto "occorre coniugare insieme" per ottenere "una sintesi che abbia una corrispondenza a livello morale, cioè di doverosità di sottoporsi all’intervento stesso", il cosiddetto "principio di adeguatezza etica". Ribaditi il rifiuto sia dell’eccesso che dell’abbandono terapeutico, nonché dell’eutanasia.