Di fronte ad una "vera e propria crisi culturale", al "relativismo morale", al "buonismo tollerante", alla deriva del "postumano", le università devono riscoprire "il dono della carità intellettuale", a partire dalla "convinzione che la forza del Vangelo è capace di rinnovare e far incontrare le culture: non solo sul piano delle idee, ma come incontro di persone, di giovani e adulti che si scambiano la ricchezza di un sentire profondo". Lo ha detto mons. Sergio Lanza, della Pontificia Università Lateranense, intervenendo oggi al Convegno su " Europa e Americhe insieme, verso uno sviluppo integrale e solidale". "La fede non germoglia sulle ceneri della ragione", ha proseguito il relatore, secondo il quale "la fede cristiana propone una visione unitaria, non statica, del mondo e della vita". Di qui la necessità di "sviluppare nuove forme di investigazione e strutture di ricerca in cui non prevalga la visione strumentale del sapere", riaffermando "l’esigenza di una cultura universitaria veramente umanistica". "La frammentazione del sapere e, soprattutto, la tendenza culturale diffusa a interpretarlo strumentalmente, impoveriscono l’università e ne abbassano il profilo", ha ammonito Lanza, secondo il quale "è necessario sottoporre a vaglio critico gli ordinamenti degli studi, che troppo spesso si appiattiscono sulle richieste di mercato, minimaliste e pragmatiche".