Pubblichiamo la nota SIR sul confronto politico in vista delle elezioni del 13 e 14 aprile.
Cattolici, Chiesa, politica: è uno dei temi classici, sempreverdi, del dibattito pubblico italiano. Ovvio che se ne parli, eccome, in questa campagna elettorale. Tre vicende hanno finora fatto più notizia. In occasione del "divorzio" tra Udc e gli altri partner della coalizione di centro-destra è emersa la questione del ruolo e del destino di una forza politica di "ispirazione cristiana". In occasione dell’accordo tra partito democratico e radicali non sono mancate le dure critiche ad una "coabitazione", nelle stesse liste del Pd tra culture e storie personali che certamente su diversi aspetti e temi sono agli antipodi, così da generare confusione e contraddizione su questioni di grande rilievo. Infine ha fatto rumore l’iniziativa del "laico" Ferrara di promuovere una lista "single issue" ,"pro life" e l’uso di espressioni americane non è casuale.
In attesa della precisa definizione delle liste e dei programmi, alcune considerazioni possono essere anticipate.
La prima è a proposito dell’ampliamento del quadro. Negli ultimi mesi avevano fatto rumore posizioni che (in senso tecnico) si possono definire vetero-laiciste. La vicenda "La Sapienza" ne era stata in qualche modo l’apogeo. Ora i toni del dibattito pubblico sono assai diversi. Ottima cosa, purché ovviamente non sia solamente a fini elettoralistici: tutte le forze politiche infatti hanno interesse ad intercettare il voto cattolico.
Al di là degli interessi di bottega in realtà è interesse di tutti la piena cittadinanza, nel dibattito e nell’arena pubblica, non solo dei cattolici, singolarmente o nella loro rilevanza comunitaria, ma dei temi che ai cattolici sono i più cari. Questo proprio perché le posizioni dei cattolici interpretano ed esprimono un discorso coerente, comprensivo e armonioso sulla persona, in tutte le sue dimensioni, oggi più che mai cruciale e necessario.
I cattolici insomma sono ieri come oggi una risorsa del Paese e, di conseguenza, una risorsa in Parlamento, laddove si fanno le leggi. Il fatto nuovo di questi anni è che gli Stati sono chiamati a legiferare su temi nuovi, sensibili, cruciali. Qui i vecchi schemi di una laicità ottocentesca non servono più. E si sono scottate con la realtà quelle forze politiche che, in non poche recenti occasioni, hanno scontato la tentazione di utilizzare una identità laicista come scorciatoia più a buon mercato.
Come sappiamo la fine di un partito unitario di ispirazione cristiana ha portato a diverse forme di presenza in Parlamento. Recenti, chiari e impegnativi documenti del magistero hanno ribadito il profilo del legislatore cristiano: non si può partecipare all’elaborazione di leggi intrinsecamente negative, mentre c’è invece molto da fare per il bene comune, anche trasversalmente.
Stiamo avviandoci verso un tempo nuovo, anche in politica, dai contorni non definiti, aperti. Potremmo azzardare un punto fermo: le nuove e molteplici forme dell’unità dei cattolici come punto di riferimento per riaffermare e così sviluppare a tutti i livelli l’identità italiana e il bene di tutti.