"Un segnale positivo, ma che potrebbe rivelarsi impegnativo o addirittura azzardato, qualora non prevedesse la valutazione clinica e critica del medico". Così Antonio Spagnolo, membro del Comitato direttivo del Centro di bioetica dell’Università Cattolica e ordinario di bioetica all’Università di Macerata, definisce il "parere" approvato oggi dal Comitato nazionale di bioetica sui neonati grandi prematuri. In presenza di "segni di vitalità" si legge in alcune anticipazioni di stampa diffuse oggi il feto venuto alla luce va sempre rianimato, "indipendentemente dall’età gestazionale" ed anche con il "no" dei genitori. "Mentre il procedere anche con l’eventuale mancanza di consenso dei genitori non può che essere condivisibile spiega al Sir Spagnolo perché il medico ha il dovere di salvare la vita del bambino, indipendentemente dal fatto che i genitori lo vogliano o meno", l’affermazione del dovere di rianimare il feto vitale indipendentemente dall’età gestazionale "potrebbe risultare problematica, senza la valutazione del neonatologo, caso per caso, sull’opportunità o meno di procedere alla rianimazione". "Nessuna normativa può stabilire le regole dell’accanimento terapeutico", fa notare Spagnolo, secondo il quale "la valutazione clinica è indispensabile, altrimenti si rischia che un Comitato etico dica cose che in alcuni casi non sono realizzabili".